PROCESSO PER L’OCCUPAZIONE DEL TETTO DI GREENHILL

Lunedì 3 dicembre h 13.00 avrà luogo la prima udienza del processo contro le attiviste e gli attivisti che occuparono il tetto di uno dei capanni di Greenhill.

Era il 14 ottobre del 2011.

Pochi giorni prima un’attivista del Coordinamento Fermare Greenhill era entrata dentro l’allevamento per fornire consulenza durante una perquisizione.

Ciò che vide era ciò che già sapevamo.

Il racconto e le immagini di terrificante ma ordinaria brutalità furono in un certo senso la spinta per salire sul tetto e tentare di sbloccare la situazione.

Le immagini degli animali prigionieri dell’allevamento entrarono in casa di tutti.

Il tetto fece il giro del mondo.

Quell’azione straordinaria di disobbedienza civile diede un fondamentale scrollone all’andamento della campagna contro greenhill che in quel momento era ad un punto morto.

Chi doveva e poteva intervenire non lo faceva.

Fu grazie all’occupazione del tetto che si potè infine arrivare alla chiusura dell’allevamento e allo svuotamento dl lager.

L’udienza sarà presso il tribunale di Brescia lunedì 3 dicembre.

Nessun presidio di solidarietà è organizzato, ci preme soltanto informare e chiedere il sostegno ancora una volta individuale, spontaneo, ma preziosissimo.

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Leggi il comunicato di quel giorno.

“Questo lager deve chiudere!” è scritto sullo striscione che dall’alba di
venerdì 14 ottobre è diventato il simbolo di una protesta che ha fatto il
giro di tutto il paese e ha puntato come non mai i riflettori e
l’attenzione sull’allevamento Green Hill e sulla vivisezione.
Quello striscione è stato calato dal tetto del capanno 1 dell’allevamento.
Sotto quel tetto quasi 900 cani sono in attesa di essere spediti verso i
laboratori di vivisezione di tutta Europa. Un tetto che come lo striscione
è diventato simbolo di una battaglia e da cui alcuni attivisti hanno
potuto dare voce agli animali prigionieri.

Alle ore 6.40 è scattata l’azione a sorpresa del Coordinamento Fermare
Green Hill. Cinque attivisti sono riusciti a salire sul tetto con una
scala, passando dal retro ed eludendo la vigilanza dell’allevamento, che
nemmeno si è accorta di quanto accaduto fino a quando, qualche minuto
dopo, fatte riprese e fotografie con tutta calma, lo striscione non è
stato calato sotto il loro naso anche dalla parte opposta del capannone.
Della scala nessuna traccia, e le guardie si domandavano come fossero
arrivati quei cinque lassù e se ci fossero chissà  quanti altri in giro per
l’azienda.

Nel frattempo altri attivisti si sono presentati di fronte al cancello
d’ingresso, dando supporto a quelli sul tetto e monitorando l’attività
lavorativa. Gli operai che già  stavano pulendo le gabbie e sfamando i cani
hanno potuto continuare il loro lavoro ed andarsene poi senza problemi dal
retro, ma nessuno si è presentato in ufficio per tutta la giornata. Dalle
alte sfere della multinazionale nessun segnale, solo il
biologo-vivisettore Bernard Goti, nella dirigenza di Green Hill, che nel
tardo pomeriggio è entrato con tanto di valigia e viveri e ha dormito
negli spogliatoi dell’azienda, per monitorare la situazione.

L’intenzione dei cinque attivisti di rimanere ad oltranza sul tetto è
stata mantenuta. Sono rimasti 29 ore su quel dannato tetto, mandando foto,
filmati, dichiarazioni, impressioni e sensazioni a noi tutti, fossimo lì
sotto, al presidio a poche centinaia di metri o a casa, distanti centinaia
di chilometri.
Le loro parole e la loro determinazione hanno scosso ed emozionato tutti.
Da sotto, al presidio non-stop che avevamo indetto da tempo, tutti avevano
parole di stima e di premura, per loro, ma anche per il gruppo di
sostenitori che gli sono stati vicini per tutte quelle ore, per tutta la
notte, che hanno vegliato sulla loro incolumità  e che hanno trattato
continuamente e con non poche difficoltà  con la polizia.

Da sottolineare ancora una volta l’atteggiamento del sindaco di
Montichiari Elena Zanola, che si è presentata di fronte ai cancelli
dell’allevamento senza degnare di uno sguardo o di una parola chi stava
sul tetto e chi era li a sostenere la loro protesta. Non ha chiesto come
andasse o se ci fossero pericoli, non ha fatto altro che accertarsi della
situazione con le forze dell’ordine, quasi a sincerarsi che per l’azienda
non ci fossero reali problemi. E siccome la signora Zanola è una di quelle
persone che potrebbero ritirare o sospendere la licenza di Green Hill
qualcuno dal tetto ha voluto chiedere cosa ne pensasse. Ovviamente il suo
atteggiamento che più di una volta ha attaccato il nostro operato e quello
di chi si batte contro questo lager, vergogna di Montichiari, non ha
favorito il dialogo. Di tutta riposta la Zanola ha pensato bene di
chiedere l’identificazione dei manifestanti, per denunciarli per
oltraggio.
Sapere poi che anche il banchetto del Comitato Montichiari Contro Green
Hill al centro fiere di Montichiari ha avuto nella stessa giornata
problemi dal direttore proprio su pressioni dello stesso sindaco, ci fa
pensare ancora una volta che dietro a tutta questa ostilità  ci sia
qualcosa di strano.

Quella di venerdì è stata una lunga notte. E’ stata una notte di attesa.
E’ stata una notte di lotta, col pensiero agli animali che in questo come
in altri allevamenti conoscono solo soprusi e sopraffazioni, solo morte e
sofferenza.

Questa nostra azione eclatante ha voluto scuotere le coscienze e dare
visibilità  ad un problema che in questa società  viene troppo spesso tenuto
sotto silenzio, quello della vivisezione. E’ assurdo, ma anche sintomatico
di questa società  specista, che a fare notizia su quasi tutti i canali
televisivi nazionali siano state 5 persone su un tetto per 29 ore e non
2.500 cani in una gabbia per tutta la vita. E’ assurdo che a fare notizia
sia la voglia di cambiare questo orrore e non l’orrore stesso.
Ma proprio per cominciare a cambiare questa società  abbiamo lanciato
questa nostra campagna e continueremo le nostre lotte, che non sono fatte
da eroi ma da persone come tutti voi, persone sensibili, che provano
empatia e che hanno deciso di mettersi in gioco per fare la differenza,
nei momenti di visibilità  così come nella quotidianità . La liberazione
animale è una strada fatta di tanti passi e ognuno di noi può essere uno
di questi.

E dopo queste difficili ed emozionanti giornate la lotta contro Green Hill
e contro la vivisezione non finisce. Anzi, ci si ritrova con rinnovate
energie, nuovi compagni di strada e nuova voglia di dare il tutto per
tutto. Perché adesso abbiamo potuto sentire forte e chiaro il richiamo di
quei cani che sotto quel tetto sono ancora sepolti dalla violenza del
profitto, che chiamano e urlano inascoltati, destinati ad un futuro
orribile.

Per la liberazione animale,
Coordinamento Fermare Green Hill

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Alcune foto della giornata:
https://secure.flickr.com/photos/fermaregreenhill/sets/72157627891535014/

I video della giornata:
http://www.youtube.com/user/infofermaregreenhill