CONCLUSIONI DIFESA PROCESSO “FARMACOLOGIA”

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Qui le conclusioni dell’avvocato della difesa Maria Cristina Giussani:

In questo processo, la difesa non intende contestare i fatti storicamente accaduti, piuttosto le modalità con cui si sono svolti e le conseguenze che hanno comportato.

Il dibattimento, su questi aspetti, ha chiarito alcuni punti.

Cinque attivisti, in data 20 aprile 2013 sono entrati nell’istituto di Farmacologia di via Vanvitelli, ne hanno occupato una stanza per diverse ore, al fine di ottenere dai responsabili del medesimo istituto, la liberazione degli animali utilizzati per sperimentazione scientifiche.

L’Università degli Studi di Milano e il Cnr, lamentano danni sicuramente esorbitanti e soprattutto non meglio precisati.

I danni che vengono attribuiti agli attivisti riguardano diversi aspetti tra loro correlati. Si scrive:

  • Gli attivisti hanno spostato le gabbie degli animali

  • Hanno altresì alterato la posizione dei cartellini identificativi presenti su ogni gabbia

  • La semplice entrata degli attivisti ha contaminato un luogo asettico

  • Qui si studiava su modelli sperimentali piuttosto complessi che non hanno potuto essere portati a termine o che sono stati portati a termine con ritardo

  • Ci sono stati investimenti per il personale impiegato agli esperimenti

  • Gli attesi articoli su riviste scientifiche non sono state poi pubblicate

In primis stupisce che nella prima denuncia, contestuale ai fatti, e nella successiva integrazione, vengono lamentati generici danni, rimandando la loro quantificazione e specificazione alla costituzione di parte civile…in effetti nella costituzione sono quantificati ma non giustificati.

A supporto non si è prodotto alcun tipo di documentazione, solo relazioni di ricercatori che oltrettutto non sono stati offerti come testimoni in dibattimento a supporto delle proprie relazioni scritte.

( v. Poi per le relazioni)

Per quanto riguarda le gabbie e il loro presunto spostamento, i testi del Pm, operanti, affermano questo.

Il teste Cavallo, su domanda della difesa, afferma di non avere visto nulla in merito, bensì che gli sarebbe stato riferito “ perchè le porte erano chiuse e quindi non l’avrebbe percepito direttamente”.

L’altro operante, D’Andrea, a proposito delle gabbie afferma “ per quello che ho potuto vedere io nel momento in cui hanno deciso poi di uscire hanno comincitao a fare questo spostamento con quegli animali che sono stati messi nelle scatole”.

Per quanto riguarda lo spostamento delle targhette identificative poste sulle gabbie, questo porrebbe, a parere dell’ Università e del Cnr un problema di irriconoscibilità degli animali e quindi una conseguente impossibilità di proseguire con esperimenti in corso in quel momento.

I pareri sono discordanti.

La Dott.ssa Viani afferma “ non ci sono possibilità di attribuire gli animali ai protocolli, se non ci sono i codici identificativi”.

Di parere assolutamente diverso il Dott. Tedeschi, teste della difesa, che in merito ai cartellini identificativi afferma “ un ricercatore dovrebbe sempre essere in grado di riconoscere l’animale sperimentato….anche perchè ci potrebbe essere qualsiasi evento all’interno dello stabulario ( come una gabbia che cade o uno spostamento di un cartellino inavvertitamente) che potrebbe inficiare l’esperimento”.

Grande anomalia, a parere di questa difesa e punto su cui si è molto insistito, emerso già in precedenza e poi in sede dibattimentale, è il numero degli animali presenti nello stabulario nel momento dell’occupazione.

Numero che non coincide neppure tra documenti ugualmente ufficiali: i registri di carico e scarico richiesti nell’immediatezza dei fatti dall’associazione animalista VDC, la denuncia (116), la costituzione di parte civile ( 578), e le relazioni dei ricercatori applicati ai progetti.

La Dott.ssa D’Angelo, presidentessa della Onlus che ha richiesto in adozione gli animali rimasti all’interno e ha richiesto l’accesso ai registri di carico e scarico degli animali, ci ha ricordato come in questo documento prodotto in dibattimento, fosse presente il giorno 30 aprile il carico di un gruppo di animali, il cui scarico ( nei medesimi documenti) viene giustificato per colpa dell’incursione.

Il numero degli animali presenti quel giorno avrebbe dovuto essere certo e inequivoco perchè solo in base ad un numero di animali certi e presenti si sarebbe potuto stabilire il numero effettivo di animali rimasti e gli eventuali e relativi danni.

E’ alquanto strano che, di fronte a tal esorbitante richiesta, non si fosse a conoscenza del numero di animali presenti.

Si arrivano addirittura a fare errori macroscopici, il Dott. Gotti, nella sua relazione ( 18 conigli orima dell’incursione, 11 da identificare, 7 persi!) lamenta la perdita di ben 7 conigli quando solo un coniglio è stato portato fuori e quando dal dvd acquisito al fascicolo del dibattimento si vede chiaramente che la stanza nella quale ci sono i conigli è tutto in ordine e solo una gabbietta è stata aperta e nemmeno spostata.

Il Dott. Chini, nella relazione, attesta esservi 202 topi prima dell’incursione e poi 202 topi persi …qui il numero degli asseriti topi persi è maggiore addirittura di tutti i topi trafugati secondo il registro di carico e scarico (116).

Il Dott. Sala attesta la presenza prima di 121 topi, 28 da identificare e 93 persi,,,nella relaixone scrive persi 173 topi!

Il Protocollo del Dott. Passafaro parla di 85 topi prima dell’incursione, 60 identificati post incursione, e di 85 animali persi….sono 25 gli animali persi e non 85!

In un luogo in cui gli animali sono spogliati della loro individualità, e sono numeri, semplici numeri, nemmeno quelli sembrano tornare.

Il Dott. Zoratti, teste del Pm, per quanto riguarda le ricerche interrotte o ritardate e il loro valore afferma non poterci essere una stima esatta dei danni, che una stima sarà sempre opinabile.

In merito, il Dott. Vago parla di conteggi indicativi fatti sulla base di “ potenziali perdite di dati che avrebbero permesso di proseguire la ricerca e ottenere ulteriori finanziamenti”.

Non sfugge alla difesa la differenza tra il numero degli animali portati fuori dagli attivisti e un altro numero, più alto, che potrebbe comprendere gli animali rimasti all’interno ma non più “ recuperabili” all’esperimento…

Però…..

Tutti i testi qui citati, dal Pm e dalla difesa, hanno affermato che da protocollo gli animali non più utilizzabili non possono essere sopressi ma devono essere tenuti in vita sino a morte naturale!

Delle due cose, l’una, o gli animali all’interno avrebbero potuto essere ancora utilizzati per altri esperimenti diversi o uguali a quelli interrotti e quindi il numero degli animali complessivamente intesi come animali persi sono minimi ( pari al numero base degli animali liberati dagli attivisti), oppure non si comprende come mai, gli animali rimasti nell’istituto non siano poi stati ceduti dall’università alle associazioni animaliste che si erano, ai tempi, offerte per l’adozione, visto anche che vi era un accordo in tal senso e visti comunque i costi di mantenimento, sotto vari aspetti, nel mantenere animali in vita senza poterli utilizzare.

Per quanto riguarda l’aspetto della presunta contaminazione di luogo asettico, il medesimo teste Dott. Zoratti, afferma “non mi risulta che lo stabulario di via Vanvitelli sia ad alta sicurezza, da un punto di vista igienico o tossicologico ….” e, a domanda della difesa, che “ i topi wild type potessero essere utilizzati ancora per la sperimentazione nonostante fosero entrate delle persone dall’esterno senza cautele particolari”.

Aggiunge che diverso sarebbe per i topi nudi, ma tutti i topi nudi erano usciti, insieme agli attivisti.

Anche riguardo al personale applicato alle ricerche, il Dott. Vago, a domanda della difesa non è stato in grado di dare un nome ai dottorandi che hanno percepito borse di studio per una delle ricerche presentate e nemmeno agli esperimenti.

E in merito alle mancate pubblicazioni, il teste della difesa, Dott. Tedeschi afferma che basta verificare su Pubmed, sito mondiale della ricerca, ove vengono pubblicati gli articoli scientifici, “ se si fa un’attenta valutazione dei vari articoli, si trovano articoli di esperimenti assolutamente simili finanziati magari con soldi di più enti”.

E ora vorrei soffermarmi brevemente su questa azione che si è svolta in modo assolutamente non violento, senza spray, senza passamontagna neri ad occultare volti, senza vetri rotti o strumentazioni rese inservibili da mero vandalismo.

L’azione dei cinque attivisti voleva diffondere materiale documentale sulle condizioni degli animali che vivono in questi luoghi, e scatenare un dibattito pubblico ( politico, filosofico, scientifico, giuridico), sull’efficacia della ricerca scientifica su modello animale, sull’uso degli animali nei laboratori – sul preteso diritto a sottoporre esseri senzienti ( tali sono considerati dal nostro Codice penale e dalla maggior parte dei codici penali europei a seguito del Trattato di Lisbona) a sofferenze deliberate.

Soprattutto è stata volta a fare luce su questi luoghi, questi come altri, perchè qui parliamo di laboratori ma ci sono gli altri luoghi – gli allevamenti di qualsiasi specie animale, i macelli – tutti luoghi assolutamente inaccessibili e dove la loro voce, la voce degli animali, non si sente mai.

Tenendo conto che lo sfruttamento dei viventi è sempre questione di potere,la segretezza dei luoghi ove viene condotta la sperimentazione animale diviene simbolo della chiusura dello spazio, e l’azione degli attivisti è atto che diventa politico, di dissenso, nel momento in cui viola questa segretezza e la mostra al mondo.

Posto che il dissenso è un valore e che, la Costituzione tutelando ogni manifestazione di pensiero, tutela indirettamente anche il dissenso, ci si chiede quali siano i limiti costituzionalmente legittimi entro cui si possa muovere il dissenso.

Le azioni sono comportamenti materiali che integrano l’espressione di un pensiero, sono parole espresse in forma fisica e, dunque, tutelate dall’articolo 21 della Costituzione, il quale utilizza la locuzione “ e ogni altro mezzo di diffusione”.

Quid iuris però se l’azione comporta il danneggiamento di terzi, ovvero urta contro divieti legislativi o integra fattispecie qualificate come reato?

Se la condotta penalmente rilevante consiste in un atto simbolico, di disobbedienza, si può immaginare che il suo significato politico, ovvero il suo costituire esercizio della libertà di espressione, ne assorba o comunque ne bilanci la portata illecita?

Sono domande che investono anche altre discipline, sulle quali pero invito tutti a riflettere.

A parere di questa difesa, tutti questi aspetti infatti andrebbero considerati nella valutazione dei fatti del 20 aprile 2013.

In conclusione, per tutti i motivi esposti la difesa chiede:

  • Per il capo di imputazione sub a, sub b) e sub c) e per tutti gli imputati l’assoluzione perchè il fatto non sussiste ai sensi dell’articolo 530 comma 1° c.p.

Nella denegata ipotesi di riconoscimento di responsabilità la difesa chiede per tutti i capi di imputazione e per tutti gli imputati: ( v. Bene)

che venga riconosciuta dal Tribunale l’attenuante speciale del particolare valore sociale e morale del fatto

e la concessione delle circostanze attenuanti generiche, essendo gli imputati privi di precedenti penali e ogni beneficio di legge.