26 APRILE: SENTENZA DEL PROCESSO

Udienza conclusiva del processo per la liberazione degli animali da farmacologia.

Giovedì 26 aprile ore 14.30 al tribunale di Milano( ingresso da corso di porta Vittoria, sezione penale 8, aula 8 o 8bis) sarà pronunciata la sentenza del procedimento penale nei confronti delle attiviste e degli attivisti che il 20 aprile 2013 occuparono gli stabulari del dipartimento di farmacologia dell’università statale di Milano e liberarono 400 topi e un coniglio.

Nel corso delle quattro udienze precedenti sono stati sentiti i testimoni dell’accusa, ossia gli agenti di polizia della questura di Milano che quel giorno intervennero cercando, senza successo, di mettere fine all’occupazione, la direttrice del dipartimento di farmacologia, il responsabile del CNR (Consiglio nazionale delle ricerche) che lì conduce esperimenti e il rettore dell’Università degli Studi di Milano. Questi ultimi avrebbero dovuto giustificare con documenti e dati precisi la richiesta di 500.000 euro di risarcimento danni presentata da università e cnr, mostrando invece solo quanta indifferenza e cinismo esiste nel mondo della sperimentazione animale.

La scorsa udienza, invece, sono stati sentiti i testimoni per la difesa.

Abbiamo così potuto finalmente testimoniare la verità.

Ovvero che gli animali liberati non solo erano in condizioni psicologiche pessime, come sempre accade negli stabulari, ma anche in inaspettate e ingiustificabili condizioni fisiche e sanitarie.

Moltissimi avevano infatti lesioni, amputazioni di arti e coda, infezioni auricolari, infezioni oculari, tumori, dermatiti, piodermiti, micosi e perfino rogna.

Viene chiesto a noi un risarcimento ingente perché con il solo nostro ingresso avremmo in qualche modo contaminato gli animali quando queste erano le condizioni degli animali tenuti in uno stabulario di Università e CNR, condizioni per altro simili a quelle di tutti i luoghi di prigionia del mondo dove, a causa di stress, vicinanza e ammassamento gli uni sugli altri, gli individui si ammalano, si mordono tra di loro e si provocano lesioni gravi.

Questa è la verità.

Ancora.

Abbiamo prodotto il registro ufficiale di carico scarico dello stabulario da cui si evidenziano numeri di animali completamente diversi da quelli contestatici in fase di denuncia e in fase di richiesta di risarcimento danni.

Diversi dagli animali che abbiamo portato in salvo e dato in adozione.

La verità è una sola.

Non sanno assolutamente quanti animali abbiamo portato via.

Non sanno quanti animali sono presenti in stabulario, non sanno minimamente riconoscere gli uni dagli altri, ma hanno ben presente quanti soldi chiederci.

Qualunque loro richiesta di risarcimento è ridicola, infondata e inaffidabile.

Particolarmente interessante è stata la testimonianza fornita da uno dei testimoni della difesa, dottor Daniele Tedeschi, biologo PhD in fisiologia e scienziato, con un ruolo attivo in diverse associazioni nazionali ed internazionali etiche che si occupano di ricerca scientifica senza l’uso di modelli animali e di metodiche sostitutive (come previsto anche dalle più recenti normative europee).

Il dottor Tedeschi, forte anche delle sue passate esperienze di lavoro in istituti dove si svolgono esperimenti sugli animali, ha saputo chiarire dei punti essenziali per la dimostrazione delle gravi mancanze ed irregolarità presenti nel dipartimento di farmacologia.

E’ stato inoltre ascoltato uno degli imputati che ha ricostruito gli eventi ed in fine smentito la tesi dell’accusa secondo cui durante l’azione sarebbero state danneggiate le attrezzature ed esposti al pubblico gli animali.

Sono passati cinque anni da quella giornata di liberazione e purtroppo non si sono più viste in Italia simili azioni di disobbedienza civile, focalizzate sugli animali e sulla condizione miserabile in cui molti esseri umani li vogliono tenere. Inoltre è aumentato di molto il numero di animali (dai topi ai macachi) utilizzati per ogni possibile esperimento nei laboratori pubblici e privati.

Per chi ha seguito il processo e sostenuto le persone imputate è abbastanza evidente come il cosiddetto movimento di liberazione animale, nelle sue varie sfaccettature, non abbia mantenuto negli anni la carica e l’intenzione di affrontare le conseguenze legali di quel gesto con un sostegno ampio e ben studiato ma abbia piuttosto abbandonato i singoli al loro destino.

Questa delusione però non cambia il valore di quell’azione e la bellezza dello spirito genuino che l’ha animata.

Il 26 aprile le tre persone imputate avranno la facoltà di fare le loro dichiarazioni e riportare il focus sugli animali ancora prigionieri nelle gabbie dei laboratori.

Ci auguriamo che possiate venire a sentirle e a dare loro un ultimo sostegno.

Coordinamento Fermare Green Hill