It’s a dog life

Quel che abbiamo fatto il 20 aprile 2013 è stato spalancare una porta e penetrare all’interno della tetra quotidianità di uno stabulario. Abbiamo creato uno squarcio nel muro e, per un istante, svelato all’esterno quel che si vuole invece tenere nascosto, e che si ripete uguale ovunque ci siano individui reificati e sfruttati. Uguale in ogni laboratorio e stabulario, sia esso provato o pubblico, grande o piccolo. Come hanno dimostrato e dimostrano telecamere e testimonianze raccolte negli anni.

1998 – It’s a Dog Life – Zoe Broughton

Di nuovo Huntingdon Life Sciences.
A meno di dieci anni di distanza dalla pubblicazione dei diari di Sarah Kite (di cui abbiamo parlato qui), il colosso della sperimentazione viene per la seconda volta messo a nudo.

Nell’ottobre del 1996 Zoe Broughton, giornalista free lance, viene assunta da HLS con il compito di occuparsi dei cani negli stabulari e durante i test. Dopo due settimane, durante le quali compila dettagliati report su cosa accade e a cosa assiste, ottiene dall’emittente per la quale lavora, Channel 4, il permesso di filmare con una telecamera nascosta.
Durante le dieci settimane successive Zoe Broughton documenta l’intero calvario a cui sono sottoposti i beagle: il loro arrivo, i test che sono costretti a subire, la loro uccisione. Il materiale raccolto prende forma di documentario e viene trasmesso con il titolo di “A dog life” (Una vita da cani) su Channel 4 il 26 marzo 1997.
Come sempre accade quando la verità viene mostrata, l’indignazione è unanime. Channel 4, Small World Productions e The Guardian vengono inondati da centinaia di lettere, mentre migliaia sono le telefonate all’Home Office (l’organismo governativo inglese deputato – tra le altre cose – a vigilare sul “benessere” degli animali nei laboratori) e alle grandi associazioni protezionistiche.

Ci sono anche conseguenze per HLS. Il documentario dimostra come i test vengano portati avanti in maniera totalmente superficiale e diano risultati inattendibili. Molti sono i clienti che decidono di interrompere i loro rapporti commerciali. Due dei dipendentni filmati mentre maltrattano dei cani vengono addirittura arrestati per reati contro il Protection of Animals Act. Viene effettuata una investigazione governativa, viene minacciata la revoca della licenza. Ma nulla cambia. Dietro l’impegno da parte di HLS di migliorare il trattamento degli animali, non ostante quanto ampiamente dimostrato e documentato, il governo fa marcia indietro. Huntingdon pouò continuare il suo lavoro. I suoi laboratori e stabulari continueranno ad inghiottire vite.

Scrive Zoe Broughton:
“Ho ancora dei flashback delle cose terribili a cui ho assistito. Ho visto cani venire lentamente avvelenati con prodotti agrochimici. Ho filmato mentre aghi venivano inseriti nella zampa di un cane ancora ed ancora da tecnici senza alcuna esperienza. Ho visto quei tecnici scherzare tra di loro mentre portavano avanti gli esperimenti, prendersi allegramente a gomitate e altrettanto allegramente togliere gli occhiali a chi stava in quel momento facendo prelievi, e che quindi immancabilmente mancava la vena.
Non dimenticherò mai le grida dei cani, e vivrò sempre con il peso di non aver mai detto o fatto nulla per far smettere quello a cui stavo assistendo, tanto ero focalizzata sulla realizzazione del mio reportage.
Vivo da allora su una casa galleggiante, a cui ho dato nome “The Beagle”, in memoria di tutti coloro che non ho salvato.”