B6

Spesso semplicemente chiamato Black6 o B6, è il materiale da laboratorio maggiormente utilizzato per la creazione di topi transgenici.

È il topo più venduto, grazie alla facilità di allevamento, alla sua robustezza e alla disponibilità di vari ceppi congeniti.

Ha caratteristiche particolari: è estremamente sensibile al freddo e al dolore, resistente agli analgesici, beve alcool volontariamente, è più suscettibile di altri alla dipendenza da morfina, alla perdita di pelo con la vecchiaia.

E’ stato il secondo essere vivente ad avere la mappatura completa del proprio genoma.

Il colore nero del pelo risulta utile durante il processo di creazione di topi transgenici: incrociato con topi dal manto chiaro, i piccoli che ereditano le modifiche genetiche avranno il pelo bicolore.

Circa la metà dei topi venduti dagli allevatori statunitensi sono B6.

Il progenitore di tutti i B6 del mondo si chiamava C57BL, ed è stato creato nel 1921 da Clarence Cook Little all’Istituto Bussey per la Ricerca in Biologia Applicata, facendo accoppiare una femmina 57 con un maschio 52 proveniente dall’allevamento di Abbie Lathrop.

Nel dopoguerra si assiste alla crescita esponenziale degli investimenti federali in biomedicina.

Lo scopo: sradicare patologie infettive e cancro, ma anche mobilitare risorse nazionali per lo sviluppo scientifico.

Da qui la necessità di sempre più animali da laboratorio che potessero essere standardizzati e prodotti in gran numero in allevamenti centralizzati.

Animali che garantissero “easy breading and cheap slaughter”, ovvero facili da allevare ed economici da uccidere.

È questo che ha decretato il destino del topo come animale da laboratorio.

Negli anni ’50 e ’60 vengono siglati enormi contratti federali con allevatori privati sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo.

Nel 1980 viene creato il primo topo geneticamente modificato.

E negli anni ’90, il National Institute of Health, sotto la guida di Harold Varnus, annuncia il progetto di mappatura del genoma murino.

Dopo l’uomo, è il secondo essere vivente ad avere questo “onore”.

La mappatura viene pubblicata dalla rivista Nature nel 2003.

Il topo utilizzato è ovviamente B6.

Come ebbe a dire Michael Festing, genetista e statistico, “Non doveva essere necessariamente un Black 6; ma nel momento in cui lo standard è diventato questo, i costi per cambiare direzione sono diventati proibitivi. Si è trattato di un puro caso”.

Per questa casualità questo topo dal pelo nero è diventato il topo, e quindi l’animale, più utilizzato in tutti i laboratori del mondo.

Tratto da “Fermare Green Hill” di Coordinamento Fermare Green Hill e George DL4
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