Sottocopertura ad HLS

Quel che abbiamo fatto il 20 aprile 2013 è stato spalancare una porta e penetrare all’interno della tetra quotidianità di uno stabulario. Abbiamo creato uno squarcio nel muro e, per un istante, svelato all’esterno quel che si vuole invece tenere nascosto, e che si ripete uguale ovunque ci siano individui reificati e sfruttati. Uguale in ogni laboratorio e stabulario, sia esso provato o pubblico, grande o piccolo. Come hanno dimostrato e dimostrano telecamere e testimonianze raccolte negli anni.

1989 – Sarah Kite all’interno di HLS

Huntingdon Life Sciences (HLS) è un istituto privato, fondato in Inghilterra nel 1952. Nei suoi laboratori nel Regno Unito, negli Stati Uniti ed in Giappone viene praticata sperimentazione animale per conto di aziende farmaceutiche, cosmetiche, chimiche. Vi vengono torturati ed uccisi topi, ratti, maiali, gatti, cani, primati. Ogni anno le vittime sono più di 75.000.

Nel 1997 ebbe inizio una campagna internazionale, Stop Huntingdon Animal Cruelty (SHAC), con lo scopo di chiudere l’azienda. La campagna, soffocata nella repressione, è stata dichiarata conclusa nel settembre 2014, senza purtroppo aver raggiunto l’obiettivo finale. Ma le sue modalità di protesta ed azione diretta sono state di esempio ed ispirazione per singoli attivisti e campagne in tutto il mondo, per anni, e lo sono tutt’ora.

Nel 2015 HLS si è fusa con un altro gigante della vivisezione: la Harlan Laboratories, dando origine (insieme a GFA, NDA Analytics e LSR Associates) ad un colosso mondiale: la Envigo.

I laboratori della HLS sono stati oggetto di almeno cinque investigazioni.

La prima è del 1989. Sarah Kite, per conto della BUAV (British Union for the Abolition of Vivisection) lavorò sotto copertura per otto mesi presso l’Huntingdon Research Centre vicino a Cambridge come addetta alla cura degli animali sottoposti ad esperimenti, occupandosi di ratti, topi e cani beagle.

Quello di cui fu testimone in quei lunghi mesi è vividamente raccontato nei suoi diari, pubblicati con il titolo di Secret Suffering.

Le pagine del diario sono un crudo susseguirsi di atti di fredda indifferenza nei confronti degli individui chiusi in quegli stabulari. Essi sono considerati non esseri viventi, carne e sangue, ma oggetti, strumenti. Anche nel linguaggio utilizzato si tende alla reificazione. Alla Kite viene imposto di non usare termini quali “sanguinamento”, ma “perdite di colore rosso”, non “uccisione” ma “sacrificio”. Nella pratica, la distanza con la loro sofferenza prende la forma di vera e propria crudeltà. I ratti vengono descritti dagli operatori come esseri disgustosi e stupidi, ridicolizzati anche nella loro sofferenza. Animali in gravi condizioni vengono trattati con frettolosa noncuranza, sbattuti nelle gabbie, strattonati, picchiati.

Il diario ebbe ampia risonanza tra l’opinione pubblica, improvvisamente messa di fronte alla realtà.

Ma nulla cambiò.

Huntingdon non subì alcuna ripercussione a livello legale, i suoi lavoratori continuarono indisturbati, gli animali continuarono (e continuano) ad essere vittime di un incubo senza fine.