PREFERISCI LA VITA DI UN TOPO O QUELLA DI TUO FIGLIO?

Ringraziamo Barbara Mugnai, autrice ed interprete dello spettacolo teatrale Anatomia di Un Risveglio, per supportarci e per averci concesso di pubblicare un estratto del suo monologo.

Preferisci la vita di un topo o quella di tuo figlio?
Ah…! Vorrei avere un euro per ogni volta che l’ho sentito dire in televisione, in radio, che l’ho letto su un cartellone per strada o su una pubblicità in una rivista, per ogni volta che l’hanno chiesto a me quando parlavo di vivisezione.

Sì, perché è sempre questa la domanda che le multinazionali farmaceutiche fanno alla gente della strada, con l’intento di dimostrarein un solo, breve colpo, che tutto quello che fanno nascosti, anzi blindati nei loro asettici laboratori non solo è lecito, ma è anche cosa buona e giusta.

Vi ho già detto quanto io trovi pericoloso addentrarsi nel campo di “chi vale più di chi”…

Lasciatemi dire che mi vengono sempre in mente i bambini di strada brasiliani o quelli profughi, uccisi per i loro organi, organi da trapiantare per salvare la vita di qualche assai più meritevole mamma di qualcuno, figlia di qualcuno … insomma … qualcuno che vale davvero, non come quei piccoli miserabili straccioni abbandonati di cui nessuno sentirà la mancanza…

Oppure penso a quello che faceva Mengele (e non era il solo) nei laboratori dei campi di concentramento, chiamando le sue cavie umane “topi”. Io non sono riuscita a leggere il resoconto dei suoi esperimenti. Non ce l’ho fatta. Per lui era tutto molto normale, giustificato dalla ricerca scientifica che avrebbe cambiato la storia dell’umanità. A proposito: vi ricorda qualcosa questa giustificazione? A me sì. In più erano solo ebrei, rom, omosessuali … insomma: feccia.

Sì, lo so, qui si parla di umani, lo so, niente a che vedere con gli altri animali, per carità … però … però … mi viene anche da pensare … prendiamo una persona, una persona con un cane, un cane che ama tantissimo, esattamente come un membro della famiglia, farebbe qualsiasi cosa per lui! Ecco: secondo voi, se questa persona dovesse scegliere fra la vita del suo cane e quella di uno sconosciuto umano qualunque dall’altra parte del mondo, magari anche un pezzo di merda come Mengele, chi sceglierebbe?

Credo di saperlo.

Ma allora, cosa determina il valore di una vita?
La specie? La razza? Il ceto? Il sesso? Il pensiero del carnefice? Quanto questa vita è amata da qualcuno? Quanto vale economicamente? La sua presunta anima? Quale anima? Quella che non avevano i neri d’Africa? Chi stabilisce questo confine?

La realtà, alla fine, è che tutti gli animali, umani e non umani, sono “vite che vogliono vivere”.

“Io sono una vita che vuole vivere in mezzo ad altre vite che vogliono vivere”, scrisse Albert Schweitzer nella sua autobiografia, e tutte le vite hanno gli stessi, inalienabili diritti.

E il rispetto per la vita altrui non è né estremismo, né fanatismo.

Ci sono molti illustri medici che sostengno fermamente l’assoluta inaccettabilità della vivisezione, medici come Stefano Cagno, chirurgo, dirigente ospedaliero in psichiatria.

(The last day – Moby. Durante la musica mi metto il camice e gli occhiali, poi vado al leggio e comincio a leggere)

“Illustri colleghi, capita spesso che la gente mi chieda perché dedico tanto tempo a combattere la vivisezione invece di occuparmi di questioni, secondo loro, più importanti.

Sono agnostico e quindi non so se mai dovrò rispondere del mio operato davanti a un Dio Padre, tuttavia se ciò dovesse accadere, cosa dovrei e potrei rispondere se mi chiedesse per quale motivo, pur essendo perfettamente informato su cosa sia la vivisezione, durante la mia vita io non abbia mosso un dito per contrastarla?
Cosa potrei rispondere quando so benissimo che ogni anno nel mondo muoiono sicuramente nella migliore e più positiva delle stime, almeno 100 milioni di animali nei laboratori di vivisezione?
Cosa potrei rispondere quando so benissimo che nella stragrande maggioranza dei casi a tutti questi animali non viene somministrata né un’anestesia, né un’analgesia per le sofferenze che devono patire?
Cosa dovrei rispondere, cari colleghi, quando so benissimo che decine e centinaia di migliaia di esseri umani muoiono ogni anno perché i farmaci commercializzati sono stati testati sugli animali che rappresentano un metodo di ricerca assolutamente inaffidabile?
Cosa dovrei rispondere quando so benissimo che per studiare le malattie mentali si conficcano elettrodi nel cervello di scimmie,cani, gatti e roditori e successivamente si fa passare la corrente elettrica?
Cosa dovrei rispondere quando so benissimo che per studiare la relazione tra la madre e il bambino sono state prese scimmie appena nate e sono state messe per sei mesi nel “pozzo della disperazione”, ossia in un cilindro buio e insonorizzato?
Cosa dovrei rispondere quando so benissimo che per studiare le fratture si sono spaccate le zampe di cani vivi,per studiare le ustioni si sono bruciati con il lanciafiamme dei maiali vivi, per studiare i traumi cerebrali si sono spaccati i crani di scimmie vive?
Cosa dovrei rispondere quando so benissimo che per studiare i cosmetici che servono a soddisfare la vanità dei cosiddetti esseri umani, si sono presi conigli, sono stati bloccati in apparecchi di contenzione, hanno loro spalmato la crema direttamente negli occhi e li hanno lasciati per giorni in questa condizione finché gli occhi stessi sono andati in necrosi, ossia si sono distrutti fisicamente?
Cosa dovrei rispondere quando so benissimo che tutti i filmati usciti non ufficialmente dai laboratori hanno dimostrato che gli animali sono trattati nel migliore dei casi con assoluta indifferenza, se non con brutale i ingiustificata violenza dal personale addetto agli esperimenti e alle loro “cure”?
Cosa dovrei rispondere quando so benissimo che gli animali da esperimento nascono quasi tutti in industrie apposite e vengono poi trasferiti nei luoghi dove saranno vivisezionati e quindi non vedono mai il sole, non possono mai fare una corsa, non possono mai calpestare un prato?
Cosa dovrei rispondere quando so benissimo che gli animali sono esseri viventi e senzienti e quindi patiscono la sofferenza fisica e psichica? Quando so benissimo che la loro unica colpa è di essere, apparentemente, meno intelligenti di noi esseri cosiddetti umani?

Se non cercassi di contrastare tutto questo orrore, cosa potrei rispondere a Dio Padre per giustificare la mia indifferenza e la mia vigliaccheria?”

E tutto questo per un profumo, un sapone, una penna, una sigaretta, un’aspirina, una qualsiasi stupida, stramaledetta cosa!